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Margine per cliente e per commessa: il cliente più grande non è quasi mai il più redditizio

Come calcolare il margine di contribuzione per cliente e per commessa, con un esempio per una società di servizi, gli errori da evitare e il ruolo dell'AI.

Emanuele Franzini • • 6 min lettura

Quasi ogni imprenditore conosce il fatturato per cliente. Pochi conoscono il margine per cliente. Eppure è il numero che decide a chi alzare i prezzi, a chi dire di no e dove mettere le persone migliori. Il calcolo è semplice: ricavi del cliente meno i costi che quel cliente genera davvero.

Le due definizioni che servono

  • Margine di contribuzione: ricavi meno costi diretti e variabili (materiali, lavorazioni esterne, ore delle persone dedicate). Dice quanto ogni cliente contribuisce a pagare la struttura.
  • Margine netto di cliente: il margine di contribuzione meno i costi indiretti che quel cliente assorbe in modo misurabile (assistenza, logistica dedicata, sconti, costo dei pagamenti in ritardo).

Per decidere basta quasi sempre il primo. Il secondo serve quando i costi di servizio cambiano molto da un cliente all’altro.

Un esempio in una società di servizi

Costo orario pieno del personale: 45 euro. Numeri illustrativi, in migliaia di euro:

ClienteRicaviOre lavorateCosto oreCosti esterniMargineMargine %
A1201.80081102924%
B8070031,5840,551%
C601.10049,555,59%

Il cliente A porta più fatturato, ma il B porta più margine con meno della metà delle ore. Il cliente C quasi non copre il costo delle persone che ci lavorano: o si rivede il prezzo, o si riduce il perimetro, o si accetta in modo consapevole per una ragione strategica.

Senza le ore registrate per cliente, questa tabella non esiste. È il dato che manca più spesso nelle PMI di servizi.

Per commessa: preventivo contro consuntivo

Per chi lavora a progetto il margine si guarda due volte:

  1. A preventivo: ore stimate per costo orario più costi esterni, contro il prezzo offerto.
  2. A consuntivo, ogni mese: ore e costi reali contro quelli preventivati. Se a metà commessa hai già consumato il 70% delle ore, lo sai in tempo per intervenire.

Il confronto tra preventivo e consuntivo, fatto su tutte le commesse chiuse, è anche il modo migliore per migliorare i preventivi successivi.

Gli errori più comuni

  1. Ripartire i costi generali in base al fatturato. Fa sembrare redditizi i clienti grandi e penalizza quelli piccoli, a prescindere da quanto lavoro richiedono.
  2. Non registrare le ore, o registrarle a fine mese a memoria.
  3. Ignorare il costo dei ritardi di pagamento. Un cliente che paga a 120 giorni invece che a 60 ti costa interessi sul fido o cassa ferma.
  4. Guardare il margine una volta all’anno. A quel punto la commessa in perdita è già chiusa.

Dove entra l’AI

  • Abbina fatture fornitori e note spese alle commesse giuste, partendo dalla descrizione e dal fornitore.
  • Raccoglie le ore dai fogli presenze o dai messaggi del team e le riporta per cliente e commessa.
  • Calcola il costo dei ritardi di pagamento cliente per cliente, dallo scadenzario.
  • Segnala le commesse che superano la soglia di ore o di costo prevista.

Le regole restano al controller: costo orario pieno, quali costi sono diretti, soglia di margine minimo per accettare un lavoro.

Da dove cominciare

La guida gratuita al margine per cliente e commessa ha la struttura di questo articolo, con formule e un esempio. Se lavori a commessa, guarda il servizio Piano PMI, che include il margine per commessa nel cruscotto mensile.

Torna alla guida: Controllo di gestione per PMI con l’AI.

Emanuele Franzini è fondatore di ControlIA e controller certificato Assocontroller.

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